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domenica 24 aprile 2016

Il 24 e lunedì 25 aprile 2016, Gratis nei luoghi più belli di Napoli

Nelle mattinate di domenica 24 e lunedì 25 aprile ci sarà a Napoli l’apertura di luoghi bellissimi da vistare gratuitamente. Infatti nel lungo weekend della “liberazione” sarà possibile visitare gratuitamente Castel Nuovo, conosciuto da tutti come Maschio Angioino, il bellissimo castello cittadino di Piazza Municipio.

Domenica 24 saranno aperte e visitabili 16 chiese monumentali di Napoli, non quando si svolgono le funzioni religiose. Capolavori dell’arte napoletana.
Invece Il 25 aprile sarà aperta la sola Chiesa di San Giovanni a Carbonara.

Maschio Angioino


Il bellissimo castello cittadino di Piazza Municipio, domenica 24 e lunedì 25 aprile 2016, dalle ore 9,00 alle 14,00, con ultimo ingresso ore 13,30, sarà aperto in via straordinaria e gratuita.

Di Castel Nuovo, conosciuto da tutti come Maschio Angioino, sarà visitabile il Cortile, la Sala dei Baroni, Sala dell’Armeria (percorso archeologico) e la Sala della Loggia con affaccio sugli arsenali, di Castel Nuovo.
Non si potrà però visitate il Museo Civico che è chiuso e che è stato da poco rinnovato con nuove collezioni. Il Museo Civico è aperto infatti dal lunedì al sabato, dalle ore 8,30 alle 19,00, ingresso: 6,00 euro..

martedì 19 aprile 2016

I "Fantasmi" di Napoli.

Storie di fantasia, credenze popolari, legende, liberi di pensare e di crederci o no. Storie tratte dal web e dal racconto di chi dice di aver avuto questo tipo di esperienza.


Il fantasma della Basilica dell’Incoronata del Buoncosiglio

In questo periodo, durante la primavera, il fantasma di una giovane donna con il suo lungo abito da sposa, appare seduta sui gradini di questa basilica di Napoli.
Gli stessi gradini che avrebbe dovuto percorrere nel giorno del suo matrimonio, ma per lei quel giorno non venne mai, si ammalò di tisi e la malattia se la portò via.
Forse per invidia, o magari solo per tristezza, il fantasma della ragazza si mostra solo alle donne nubili.

Il palazzo dell’impiccato

In un condominio nei pressi del Corso Garibaldi, gli inquilini sono spesso terrorizzati da un’inquietante apparizione, il fantasma di un impiccato. La sua testa appare in cima alle scale, di sera, mentre uno degli inquilini sta salendo. Oppure la si vede penzolare da una delle finestre.
L'edificio in questione si trova lungo corso Garibaldi, nei pressi di Porta Nolana. Si racconta sia sfitto da anni e questo a causa delle apparizioni, senza soluzione di continuità, di uno spettro. Il fantasma di un uomo impiccato del quale apparirebbe soltanto la testa.
Secondo la leggenda, lo spirito apparirebbe in cima alle scale condominiali, di sera, terrorizzando gli inquilini che stanno salendo. L'apparizione, secondo il racconto, sarebbe il fantasma di un soldato spagnolo. L'edificio era una caserma al tempo della loro dominazione (1503-1707): si narra l'uomo fosse vittima di una delle numerose rivolte popolari succedutesi in quegli anni.
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Il fantasma di piazza Bovio

Una donna che corre, impaurita. Uno spettro che fugge disperato per le strade che confluiscono verso piazza Bovio a Napoli. Corre a testa bassa, con i capelli che le coprono il volto. Nessuno è mai riuscito e vederlo in faccia, nelle sere in cui appare la sua figura disperata.
Si pensa che sia il fantasma di una povera donna del Seicento. Brutalmente violentata da mercenari saraceni, secoli fa.

I fantasmi del Palazzo reale

Luci danzati. Risate sommesse e vociare confuso. Suono di strumenti musicali. Maria Carolina di Borbone, la posta di Ferdinando II di Napoli, era solita dare sontuosi banchetti nelle sale del Palazzo reale di Napoli. Sale che riecheggiavano delle voci dei presenti.
Voci e suoni che non hanno lasciato quella sala: ancora oggi il Palazzo reale di Napoli è attraversato da luci danzanti e dai sussurri eccitati di quelle persone.

I fantasmi di Palazzo fuga

Bagliori alle finestre, presenze che si aggirano nelle sue stanze, ombre dietro che finestre che si mostrano quasi timidamente, per poi sparire repentinamente, lamenti flebili che si perdono della notte ma non si sa da dove arrivino.
Palazzo fuga è un antico palazzo della città di Napoli. Ospitava poveri, derelitti e senza tetto, in cerca di un rifugio e, talvolta, di un pasto caldo. Molte di queste persone ci hanno pesto la vita, corrose dalla fame, dagli stenti o dalle malattie.
Sono in molti ad aver visto e sentito delle presenze, in questo luogo.

Il soldato di via Nuova marina

Il fantasma di un soldato americano, trucidato durante la seconda guerra mondiale. Il suo fantasma si mostra talvolta, intento a osservare il mare. Con ancora addosso la sua divisa e il suo berretto militare.


Il fantasma di Piazza San Domenico: la storia di Maria d'Avalos.

fantasma di piazza San Domenico Maggiore, una donna condannata al dolore eterno che la leggenda vuole, si aggiri nella zona, tra l'obelisco ed il portale di Palazzo Sansevero, vagando nelle notti di luna piena alla ricerca del suo amore perduto.
La leggenda del fantasma è radicata in un'altra vicenda, ovvero l'uccisione di Maria d'Avalos e del suo amante, il duca d'Andria Fabrizio Carafa, da parte del marito della donna, il principe Carlo Gesualdo da Venosa. Un delitto passionale datato 18 ottobre 1590, ovvero quando Carafa, insospettito dalle dicerie su sua moglie, ritornò senza preavviso a Palazzo Sansevero ed in anticipo da una battuta di caccia.
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Il ponte della Sanità

Capita durante le notte piovose, urla, lamenti, pianti dirotti, singhiozzi sommessi, udibili da chi passa vicino al ponte della Sanità, nella zona di Capodimonte.
I lamenti e i pianti di tutte le persone che si sono suicidate, lanciandosi da quel ponte.

Il fantasma di Agrippina

Uno spettro pallido ed evanescente. Appare nei pressi della tomba dove è stata sepolta, a Bacoli. Nelle notti di luna piena, la donna pettina i suoi lunghi capelli, usando le onde del mare come specchio. È possibile solo osservarla da lontano. Scompare appena qualcuno si avvicina. E lascia dietro di sé solo una scia di delicato profumo.

I fantasmi di San Giovanni a Teduccio

Una donna vestita interamente di nero. Alle 20:30 precise, ogni notte, appare per strada. Butta a terra uno zoccolo, con violenza e quello zoccolo fa un rumore assordante. Prima di scomparire insieme alla donna. Un destriero nero e mastodontico, cavalcato da una giovane e snella cavallerizza di cui però non si riesce a scorgere il volto, vagano talvolta di sera per le strade più buie e tortuose, visibile solo per un fuggevole attimo.
Un fantasma totalmente bianco, pallido come la nebbia. Fa un solo gesto, annuisce con la testa e poi si dissolve, proprio come la nebbia di cui sembra fatto.

sabato 2 aprile 2016

Le Mura e le porte di Napoli.


Le mura di Napoli furono un circuito difensivo fondamentale per Napoli e per i suoi abitanti, le mura, oggi visibili in pochi resti, abbracciavano un perimetro pari alla grandezza del centro antico e spesso si può immaginare il percorso seguendo le cortine delle abitazioni.

Le mura greche e le sue porte:

Le mura si snodano lungo via Foria, piazza Cavour, rampe Maria Longo, larghetto Sant'Aniello a Caponapoli, piazzetta Sant'Andrea delle Dame, via Costantinopoli, piazza Bellini, piazza San Domenico Maggiore, entrambi i lati di via Mezzocannone, Università, rampe di San Marcellino, via Arte della Lana e Archivio di Stato, piazza Nicola Amore, lato settentrionale di Corso Umberto, piazza Calenda, via Pietro Colletta, Castel Capuano, vico Santa Sofia, via Foria.

Le porte greche erano Porta Carbonara o Santa Sofia. Porta Puteolana che sorgeva presso la chiesa della Croce di Lucca.
Porta Campana accanto al Castel Capuano, poi detta porta Capuana e ricostruita nel posto dove tuttora sorge.
Porta San Gennaro, è la più antica porta della città di Napoli, menzionata già in documenti risalenti all'anno 928, quando era dilagata la paura dei Saraceni che avevano già distrutto la città di Taranto. A meridione al centro di via Mezzocannone sorgeva porta Ventosa o Licinia, di cui il primo nome deriverebbe dal fatto che era esposta ai venti di scirocco. 
La Porta del Carmine (detta anticamente Portanova poi detta anche porta del Mercato) era un'antica porta della città di Napoli, edificata nel 1484 e demolita nel 1862 (altre fonti parlano del 1864).
Porta Medina era un'antica porta della città di Napoli, Nel 1597 fu praticata abusivamente (analogamente a quanto avvenne per Port'Alba) un'apertura (in napoletano pertuso) nella murazione durante il vice-regno del conte di Olivares Enrique de Guzmán in modo tale da agevolare il passaggio di coloro che provenivano dalla zona collinare, i quali per entrare in città dovevano giungere fino alla porta dello Spirito Santo. 
La Porta Nolana a Napoli è un'antica porta situata in piazza Nolana ed è inglobata tra due torri di piperno dette Torre della Fede (o Cara Fè) a sud e Torre della Speranza a nord.
Port'Alba prende il nome da Don Antonio Álvarez de Toledo, duca d'Alba e discendente di Don Pedro de Toledo, viceré spagnolo che la fece erigere nel 1625. La porta fu aperta nelle antiche mura angioina, in sostituzione di un torrione e per agevolare il passaggio della popolazione che aveva praticato per comodità di passaggio da una zona all'altra della città, un'apertura posticcia nel muro.

Ci sono state tantissime altre porte minori lungo Le mura Ducali, Mura Bizantine, Normanne, Angioine, Aragonesi e le mura Vicereali, di cui si sono trovate tracce lungo la perimetria della città vecchia, ma ancora oggi queste elencate sono i simboli di una città con tanta storia alle spalle.




Le Mura Romane:

La muratura a secco di tufo costruita dai Greci, venne modificata in epoca romana; caratterizzata da una maggior resistenza, era costituita da piperno, a cortina con parametro esterno in pietra lavica e a cortina interna in tufo. Le mura acquisirono, inoltre, andamenti pressoché irregolari, in alcuni tratti raggiungevano diversi metri di altezza, ciò anche a causa dei dislivelli del terreno. Il loro perimetro attraversava l'attuale via Foria a Nord, via Pietro Colletta a Est, Corso Umberto I a Sud e via San Sebastiano e via Costantinopoli a Ovest.

Le mura Bizantine:

Nel VI secolo d. C., mentre imperversava la lotta tra i greco-bizantini e i goti, solo due città erano difese da ottime mura, Napoli e Cuma. Napoli, assediata nel 536 da Belisario, cedette solo con l'inganno; mentre nel 542 venne violata da Totila per fame. Tuttavia né nel primo né nel secondo caso le mura furono militarmente espugnate.
Le mura napoletane, com'è riportato in molte fonti storiche, furono famose per la loro potenza anche in epoche precedenti (per esempio in epoca romana le mura di Napoli non cedettero in alcun modo al console Filone). Dunque il loro ottimo assetto geografico e tecnico, acquisito in epoca greca (e ulteriormente accentuato in epoca romana), fece sì che le mura, in epoca bizantina, avessero bisogno di pochissime modifiche.

Le mura normanne:

Le mura normanne subiscono una manutenzione notevole, soprattutto per quanto riguarda la parte tecnica; il tutto fu a carico della corona. Il rafforzamento delle mura risulterà molto utile durante le minacce dell'Imperatore Enrico IV, che, alleato coi baroni della Terra del lavoro, cercò di espugnare Napoli; la città non cedette proprio grazie al recente consolidamento del sistema difensivo.
La Napoli normanna, che durò circa un cinquantennio, ha lasciato poche testimonianze di sé, soprattutto per quanto riguarda i resti delle mura.

lunedì 28 marzo 2016

Casina Vanvitelliana.


A partire dal 1752 l'area del Fusaro, all'epoca scarsamente abitata, divenne la riserva di caccia e pesca dei Borbone, che affidarono a Luigi Vanvitelli le prime opere per la trasformazione del luogo.
Salito al trono Ferdinando IV gli interventi furono completati da Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, che nel 1782 realizzò il Casino Reale di Caccia sul lago, a breve distanza dalla riva.
Questo edificio, noto come Casina Vanvitelliana, fu adibito alla residenza degli ospiti illustri, come Francesco II d'Asburgo-Lorena, che qui soggiornò nel maggio 1819. All'interno dell'edificio furono accolti pure Wolfgang Amadeus Mozart, Gioachino Rossini e, più recentemente, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Dal punto di vista architettonico, la Casina si inserisce tra le più raffinate produzioni settecentesche, con alcuni rimandi alla conformazione della Palazzina di caccia di Stupinigi, progettata alcuni anni prima da Filippo Juvarra facendo ricorso a volumi plastici e ampie vetrate. L'edificio voluto dai Borbone presenta infatti una pianta assai articolata, composta da tre corpi ottagonali che si intersecano l'uno alla sommità dell'altro, restringendosi in una sorta di pagoda, con grandi finestre disposte su due livelli; un lungo pontile in legno collega inoltre la Casina alla sponda del lago.

La Casina nel cinema
La Casina Vanvitelliana compare nel film Ferdinando e Carolina, di Lina Wertmüller, nonché in Luca il contrabbandiere di Lucio Fulci, mentre è diffusa nel luogo (Pozzuoli, Bacoli, Monte di Pròcida) la convinzione che essa sia stata la casa della Fata dai capelli turchini nel celebre sceneggiato Le avventure di Pinocchio; in realtà il lungometraggio di Comencini fu girato sul Lago di Martignano e Saline di Tarquinia (VT). È stata anche una delle location de L'imbroglio nel lenzuolo(2009) con Maria Grazia Cucinotta.

venerdì 25 marzo 2016

Cimitero delle 366 fosse.



Il cimitero di Santa Maria del Popolo (ma comunemente noto come cimitero delle 366 Fosse o cimitero dei Tredici) è un antico cimitero di Napoli, oggi dismesso.
Il cimitero fu commissionato nel 1762 da Ferdinando IV di Borbone. Sorge ai piedi della collina di Poggioreale, un tempo chiamata monte di Leutrecco o, popolarmente, Lo Trecco (che sarà ancora più deformato in "Trivice", la cui scorretta italianizzazione è "Tredici"). L'origine del termine "Leutrecco" proviene a sua volta dalla deformazione del nome di Odetto de Foix (visconte di Lautrec).

Un terrazzamento naturale collocato a mezza costa sulla collina di Poggioreale affacciantesi sulla paludosa e in-urbanizzata periferia orientale della città partenopea: è questo il sito scelto da Ferdinando Fuga per impiantare, nel 1762, il Cimitero delle 366 fosse. Primo complesso funebre edificato per accogliere le salme della classe meno abbiente della capitale del Regno delle Due Sicilie. "Macchina architettonica" di matrice razionalista concepita per ospitare la morte, complementare quindi al vicino e mastodontico Albergo dei Poveri ideato, nel 1751 dall'architetto fiorentino su richiesta di Carlo di Borbone, per accogliere la vita del popolo indigente.
Per comprendere le motivazioni che spinsero alla creazione del Cimitero delle 366 Fosse, è opportuno inquadrare il periodo Storico, a quel tempo il regno di Napoli dovette fare i conti con una forte carestia perdurata da Anni, che provocò la penuria di Alimenti oltre che alla loro scarsa qualità, ciò mise in ginocchio il precario sistema Sanitario Borbonico. Il numero di Salme aumentava di giorno in giorno e le Cave di Tufo come il famoso Cimitero delle Fontanelle non riuscivano più a contenere i numerosi Corpi. Ovviamente anche gli Ospedali risultavano eccessivamente affollati, oltre che avere un elevato numero di Salme da “smaltire”, come nel caso dell’ Ospedale Real Santa Casa degli Incurabili, il quale pensò di costruire un Cimitero a proprio uso, visto che il grosso numero di salme non poteva più essere contenuto nella Fossa Comune disposta al di sotto dell’edificio stesso, la cosiddetta PISCINA. Il progetto fu subito approvato da Ferdinando IV di Borbone, il quale collaborò economicamente alla realizzazione con 4500 ducati, per la progettazione di tale Opera, fu incaricato l’Architetto Ferdinando Fuga. Il 31 dicembre del 1736 venne finalmente aperto il Cimitero di Santa Maria del Popolo, detto anche “Cimitero delle 366 Fosse”, il miglior paradigma di quelle che potremmo definire Macchine Funebri, un’opera rivoluzionaria d’ingegneria, a metà tra struttura Sanitaria e centro di Smaltimento, un opera di razionalizzazione della Sepoltura unica nel suo genere.


Una preghiera per i defunti che riposano in questo luogo.



"L'eterno riposo, dona loro, o Signore, e splenda ad essi la Luce perpetua.
Riposino in pace.Amen."


giovedì 10 marzo 2016

Ritorna Edenlandia.


Come annunciato mesi fa, si avvicina il tempo della riapertura per Edenlandia. Il parco dei divertimenti di Napoli riaprirà i battenti il prossimo 20 aprile, al termine dei lavori di ristrutturazione. La prossima inaugurazione del parco che ha fatto sognare generazioni di napoletani, giunge a conclusione di una vicenda tortuosa, durata ben due anni, da quando la New Ednlandia, newco costituitasi grazie alla cordata di imprenditori guidati da Mario Schiano, ha rilevato il complesso di Fuorigrotta, salvando le sorti di circa 50 dipendenti, anche se più volte il loro futuro è stato messo in pericolo dai frequenti stop ai lavori e dai problemi burocratici nati con la Soprintendenza per l'abbattimento dei fabbricati abusivi nell'area.


È stato quello l'ostacolo più grande da superare, dopo un rimpallo di responsabilità tra Comune di Napoli e l'ente Soprintendenza. Circa l’80% della struttura abusiva è stata quindi abbattuta e si è proceduto al restauro delle storiche giostre, tra cui quella di Dumbo, che conta oltre di 50 anni e tra quelle che i vecchi frequentatori di Edenlandia riconosceranno come le giostre della loro infanzia. Altri giochi invece, sono stati introdotti ex novo e rappresentano la vera novità di questa riapertura.

“Vogliamo il meglio per Napoli e per i napoletani” commenta Barbato, “e proprio per questo abbiamo affidato la progettazione di tutta l’area e delle nuove attrazioni ai migliori progettisti del mondo come Valerio Mazzoli. Tutti gli spazi interni saranno trasformati in punti di attrazione e svago allo stesso tempo. Si potranno ammirare giochi di acqua e di luce, nelle grandi fontane che saranno installate nella piazza centrale di cui resteranno solo gli archi storici in muratura e durante il giorno si potrà assistere a show sempre diversi, pensati per soddisfare il pubblico di tutte le età”.

Ecco come sarà.


domenica 8 novembre 2015

San Gregorio Armeno

Siamo ad un passo dalle festività natalizie, e da sempre chi arriva a Napoli per queste vacanze ha una tappa obbligata, visitare la famosissima via dei presepi, via San Gregorio Armeno.
Ogni anno infatti, turisti ed i napoletani stessi, affollano la strada nel periodo delle festività per visitare e acquistare i pastori fatti a mano, famosi in tutto il mondo per la loro arte, dove i maestri presepiali mostrano tutta la loro bravura con le statuine classiche e quelle di personaggi famosi.


La storia dei presepi di San Gregorio Armeno è legata alla omonima chiesa. Durante il periodo romano la zona fù sede di un tempio dedicato a Cerere, la dea delle messi, sul quale sia stata poi edificata la Chiesa di San Gregorio Armeno.
La popolazione offriva come ex voto delle statuette in terracotta alla divinità, realizzate nelle botteghe di artigiani ben diffuse su questa strada. Dunque la stessa nascita del presepe napoletano trarrebbe origine secondo alcuni dalla fabbricazione di questi oggetti in onore di Cerere dopo il successivo avvento del Cristianesimo.

Il primo presepe napoletano verrà però concepito solo alla fine del Settecento e questa tradizione 
continua ancora oggi.
I pastori del presepe napoletano sicuramente si identificano con antiche figure religiose, ed hanno forti significati simbolici. I maestri artigiani da secoli lavorano nelle loro botteghe e sono tra i più bravi al mondo, e rendono famosa nel mondo una tradizione che è tutta napoletana. Oltre alla figure tradizionali quello che distingue il presepe napoletano da tutti gli altri è la personalizzazione di tutti i personaggi pubblici italiani e stranieri che hanno avuto particolare rilevanza durante l’anno, e soprattutto nell’immediato periodo delle festività e che hanno quindi l’onore di essere immortalati con una statuina. Tra le figure più presenti si conferma ogni anno la figura di Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi,nonchè la solita statuina di Berlusconi spesso in compagnia delle sue “fidanzatine”.Da qualche anno ha fatto anche la sua comparsa nel presepe napoletano anche Beppe Grillo.

Per arrivare a San Gregorio Armeno dalla stazione centrale si deve attraversare l’antistante piazza Garibaldi per raggiungere Corso Umberto (comunemente chiamato Rettifilo). Dopo dieci minuti di cammino si arriva all’altezza di via Duomo, e la si sale fino ad arrivare all’altezza di Spaccanapoli o, poco dopo, di via dei Tribunali. La scelta di dove girare è indifferente, in quanto la strada collega i due decumani perpendicolarmente. In alternativa, sempre dalla stazione centrale, potete prendere la metro linea 1 e scendere a piazza Dante. Da lì proseguite per Port’Alba e lungo via dei Tribunali. L’occasione è ottima per visitare i pezzi più belli del centro storico: dalla Chiesa del Gesù Nuovo, nell’omonima piazza, al Chiostro di Santa Chiara, dalla Cappella Sansevero a Napoli Sotterranea. Ma soprattutto è il momento migliore per fermarsi a mangiare in una delle pizzerie dei Tribunali, che sono conosciute per essere le migliori di Napoli. Ricordate che molte di esse fungono anche da ristoranti, e potete quindi assaggiare le specialità della cucina napoletana. Senza dimenticare, naturalmente, di fare un salto nelle pasticcerie per gustare i dolci della tradizione natalizia locale: struffoli, mustacciuoli e roccocò.

mercoledì 4 novembre 2015

Il Cimitero delle Fontanelle



IL CIMITERO DELLE FONTANELLE È UN'ENORME CAVA DI TUFO NELLA SANITÀ CHE OSPITA GLI ANTICHI RESTI OSSEI DI DEFUNTI DEI CETI SOCIALI PIÙ BASSI

Un luogo tra magia, esoterismo e tradizione che racconta misteri e stranezze di Napoli attraverso culti pagani non consentiti dalla Chiesa e la pietà delle abitanti della zona che nel tempo si sono prese cura dei più sfortunati. Le cavità tufacee della nostra città cullano ricordi e segreti della Napoli che fu. E così, da una semplice porticina si accede a un tunnel che ci porta sotto, in luoghi inesplorati fino a un decennio fa, e conosciuti solo da chi ci abitava accanto e forse da qualcuno a Palazzo San Giacomo. Questi cunicoli tortuosi risalgono a tantissimi anni fa e sono stati sviluppati nel corso dei secoli per servire esigenze strategiche legate al trasporto/fuga della famiglia reale di turno.

E sono stati riutilizzati come ricoveri anti-bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Questi passaggi percorrono le arterie principali della città e mettono in comunicazione zone superficialmente distanti, con sorprendente rapidità ed efficenza. E girando di qua e di là ci si imbatte in rirovamenti dal gusto esoterico, figli di culti pagani che la Chiesa ha abbondantemente sconfessato: il cimitero delle fontanelle e le anime pezzentelle sono uno straordinario esempio di queste "impertinenze". Il sito, che si trova nel quartiere Sanità, risale al XVI secolo: in questo periodo Napoli fu sconvolta da rivolte popolari, carestie, terremoti e addirittura cinque eruzioni del Vesuvio.


I cadaveri delle vittime che non potevano permettersi degna sepoltura venivano qui raccolti: all'interno delle cave di tufo, che fino all'Ottocento hanno fornito i materiali da costruzione per palazzi e ville di tutta la città e che oggi sono adibite ad usi più disparati. Il cimitero rimase poi abbandonato fino al 1872, quando il parroco della chiesa di Materdei, con l'aiuto di donne del popolo, riordinò le ossa nello stato in cui ancora oggi si vedono e preservano, seppur tutte anonime, ad eccezione di due scheletri: quello di Filippo Carafa Conte di Maddaloni e di Donna Margherita Petrucci; entrambi riposano in bare protette da vetri.

Oggi, il cimitero, dopo vari riutilizzi (le cavità partenopeee hanno funzionato anche come deposito per mezzi e merci sequestrate) è un insolita meta turistica per napoletani e non, grazie al macabro fascino che evoca tra intrighi, miracoli e culti sotterranei.

mercoledì 5 novembre 2014

La storiella delle statue del Palazzo Reale di Napoli.

C’è una lunga discussione che va avanti dalla fine dell’Ottocento tra le statue del Palazzo Reale di Napoli.


Carlo V d’Asburgo, indicando una pozza d’acqua a terra esclamò: “chi a fatto pipi qui a terra?“. 


Carlo III di Borbone risponde: “Io non ne so niente“, 


mentre Gioacchino Murat ribatte: “sono stato io, e allora?”. 


A questo punto, l’intervento di Vittorio Emanuele II è il più drastico, sguaina la spada e urla: “ora te lo taglio (eviriamolo)”.

Queste straordinarie statue, ormai hanno un ruolo importante nella città di Napoli, sono opere che vivono in città , con la città . Si trovano a Piazza del Plebiscito, dove spesso si possono ammirare anche piccoli scugnizzi giocare a pallone, in fondo anche la storiella sottolinea l’aspetto umano dei regnanti eliminando ogni alone di sovrana regalità .

Eccoli tutti insieme i Re di Napoli, Partendo da sinistra, mi piace scherzare dicendo che Ruggiero II detto "Il Normanno", Re di Sicilia (Regno che comprendeva tutto il sud Italia) e primo vero Re di Napoli, sia in effetti un mio antenato. Quando dico la "Mia Napoli" non scherzo mica? :D

Un saluto da Ruggiero Vincenzo.



lunedì 6 ottobre 2014

Marechiaro.

Non mi stancherò mai di pubblicare i fantastici luoghi e le bellezze naturali della mia città, come Marechiaro, incanto sulla costa del golfo di Napoli.
Marechiaro è un piccolo borgo che si trova nel quartiere Posillipo a Napoli.
È stato negli anni sessanta uno dei simboli della dolce vita in Italia, diventando famoso per le sue frequentazioni hollywoodiane e per i suoi ristoranti tipici che affacciano sullo spendido panorama del golfo. Da Marechiaro inoltre si può ammirare la vista panoramica dell’intera città di Napoli, del Vesuvio, fino ad arrivare alla Penisola Sorrentina e all’isola di Capri che compare esattamente di fronte alla tipica spiaggetta del borgo.
Fenestella.jpgIl particolare che più che ha contribuito alla mitizzazione di questo borghetto è la cosiddetta Fenestella (in italiano finestrella). La leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c’era un garofano, ebbe l’ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane: A Marechiaro. Tutt’oggi la finestra esiste, e c’è sempre un garofano fresco sul davanzale, oltre ad una lapide celebrativa in marmo bianco con sopra inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore (morto nell’aprile del 1934). (da wikipedia)

lunedì 25 novembre 2013

Marechiaro


Non mi stancherò mai di pubblicare i fantastici luoghi e le bellezze naturali della mia città, come Marechiaro, incanto sulla costa del golfo di Napoli.
È stato negli anni sessanta uno dei simboli della dolce vita in Italia, diventando famoso per le sue frequentazioni hollywoodiane e per i suoi ristoranti tipici che affacciano sullo splendido panorama del golfo. Da Marechiaro inoltre si può ammirare la vista panoramica dell’intera città di Napoli, del Vesuvio, fino ad arrivare alla Penisola Sorrentina e all'isola di Capri che compare esattamente di fronte alla tipica spiaggetta del borgo.
Il particolare che più che ha contribuito alla mitizzazione di questo borghetto è la cosiddetta Fenestella (in italiano finestrella). La leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c’era un garofano, ebbe l’ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane: A Marechiaro. Tutt'oggi la finestra esiste e c’è sempre un garofano fresco sul davanzale, oltre ad una lapide celebrativa in marmo bianco con sopra inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore (morto nell'aprile del 1934). 


Omaggio a Massimo Troisi. (19/02/1953 - 04/06/1994)

I eri ricorreva la scomparsa premature del grande Massimo Troisi, (San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Roma, 4 giugno 1994). Principal...